Siracusa è una città che spesso disorienta chi la visita per la prima volta. Molti dei turisti con cui lavoro mi chiedono quale sia la “vera” Siracusa, come se si dovesse scegliere un solo volto. In realtà la città vive proprio in questo doppio respiro: Neapolis e Ortigia non si escludono, si completano.
Il Parco Archeologico della Neapolis è la voce antica, quella che arriva da lontano, tra pietra e silenzio si incontrano il teatro greco, le latomie, l’Ara di Ierone II, l’anfiteatro romano, le grandi architetture che ancora oggi sembrano aspettare il passaggio degli attori. È una Siracusa solenne, aperta, scolpita nella luce.
Poi c’è Ortigia, che è un’altra forma di tempo. Qui il passato non è davanti agli occhi, ma dentro le strade. Si nasconde nei palazzi, si riflette nell’acqua, si confonde con la vita di ogni giorno. È una città-isola che respira piano, fatta di vicoli che sorprendono e di scorci che non si dimenticano.
Tra le due non c’è una scelta da fare. Una mostra la grandezza, l’altra l’ intimità. Insieme raccontano Siracusa per quello che è davvero: una città che non si visita soltanto, ma si attraversa come una storia che continua a scriversi.





